Le leggi

Leggi riportate

La quantità di leggi riguardanti l’amianto è davvero considerevole. Per tale motivo nel seguito abbiamo riportato solo gli articoli che riteniamo di maggiore interesse per il comune cittadino. Tali articoli regolamentano aspetti pratici di chi, negli ambienti di vita domestica e lavorativa, è interessato dall’amianto.

Legge di riferimento

Legge 27 marzo 1992, n° 257

Legge 27 marzo 1992, n° 257

“Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto”

(S.O. n° 064 alla G.U.R.I. n° 087, Serie Generale, Parte Prima, del 13/04/92)

Capo I Disposizioni generali
Articolo 1 – Finalità
  1. La presente legge concerne l’estrazione, l’importazione, la lavorazione, l’utilizzazione, la commercializzazione, il trattamento e lo smaltimento, nel territorio nazionale, nonché l’esportazione dell’amianto e dei prodotti che lo contengono e detta norme per la dismissione dalla produzione e dal commercio, per la cessazione dell’estrazione, dell’importazione, dell’esportazione e dell’utilizzazione dell’amianto e dei prodotti che lo contengono, per la realizzazione di misure di decontaminazione e di bonifica delle aree interessate dall’inquinamento da amianto, per la ricerca finalizzata alla individuazione di materiali sostitutivi e alla riconversione produttiva e per il controllo sull’inquinamento da amianto.
  2. A decorrere da trecentosessantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge sono vietate l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto, di prodotti di amianto, o di prodotti contenenti amianto [omissis].
Articolo 2 – Definizioni
  1. Ai fini della presente legge si intendono per:

[omissis]

  1. c) rifiuti di amianto: i materiali di scarto delle attività estrattive di amianto, i detriti e le scorie delle lavorazioni che utilizzano amianto, anche provenienti dalle operazioni di decoibentazione nonché qualsiasi sostanza o qualsiasi oggetto contenente che abbia perso la sua destinazione d’uso e che possa disperdere fibre di amianto nell’ambiente [omissis].
Capo III Tutela dell’ambiente e della salute

[omissis]

Articolo 10 – Piani regionali e delle province autonome
  1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano adottano, entro centottanta giorni dalla data di emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all’articolo 6, comma 5, piani di protezione dell’ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto.
  2. I piani di cui al comma 1 prevedono tra l’altro:

[omissis]

  1. la predisposizione di specifici corsi di formazione professionale e il rilascio di titoli di abilitazione per gli addetti alle attività di rimozione e di smaltimento dell’amianto e di bonifica delle aree interessate, che è condizionato alla frequenza di tali corsi;
Articolo 12 – Rimozione dell’amianto e tutela dell’ambiente

[omissis]

  1. Qualora non si possa ricorrere a tecniche di fissaggio, e solo nei casi in cui i risultati del processo diagnostico la rendano necessaria, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano dispongono la rimozione dei materiali contenenti amianto, sia floccato che in matrice friabile. Il costo delle operazioni di rimozione è a carico dei proprietari degli immobili.
  2. Le imprese che operano per lo smaltimento e la rimozione dell’amianto e per la bonifica delle aree interessate debbono iscriversi a una speciale sezione dell’albo [omissis].
  3. Presso le unità sanitarie locali è istituito un registro nel quale è indicata la localizzazione dell’amianto floccato o in matrice friabile presente negli edifici. I proprietari degli immobili devono comunicare alle unità sanitarie locali i dati relativi alla presenza dei materiali di cui al presente comma. Le imprese incaricate di eseguire lavori di manutenzione negli edifici sono tenute ad acquisire, presso le unità sanitarie locali, le informazioni necessarie per l’adozione di misure cautelative per gli addetti [omissis].
  4. I rifiuti di amianto sono classificati tra i rifiuti speciali, tossici e nocivi, [omissis], in base alle caratteristiche fisiche che ne determinano la pericolosità, come la friabilità e la densità.
Capo VI Sanzioni
Articolo 15 – Sanzioni
  1. La mancata adozione delle misure idonee a garantire il rispetto dei valori limite di cui all’articolo 3 (n.d.a.: luoghi di lavoro e bonifica), nonché l’inosservanza del divieto di cui al comma 2 dell’articolo 1 (n.d.a.: estrazione, importazione,…), sono punite con l’ammenda da lire 10 milioni (5.164,56 €) a lire 50 milioni (25.822,84 €).
  2. Per l’inosservanza degli obblighi concernenti l’adozione delle misure di sicurezza previste dai decreti emanati ai sensi dell’articolo 6, commi 3 (n.d.a.: DM 06/09/94) e 4 (n.d.a.: disciplinari tecnici per gli interventi di bonifica trasporto e il deposito, trattamento, l’imballaggio e la ricopertura), si applica la sanzione amministrativa da lire 7 milioni (3.615,20 €) a lire 35 milioni (18.075,99 €).
  3. A chiunque operi nelle attività di smaltimento, rimozione e bonifica senza il rispetto delle condizioni di cui all’articolo 12, comma 4, (n.d.a.: iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali) si applica la sanzione amministrativa da lire 5 milioni (2.582,28 €) a lire 30 milioni (15.493.70 €).
  4. Per l’inosservanza degli obblighi di informazione derivanti dall’articolo 9, comma 1 (n.d.a.: comunicazione annuale), e dall’articolo 12, comma 5 (n.d.a.: i proprietari comunicano presenza di amianto friabile negli edifici), si applica la sanzione amministrativa da lire 5 milioni (2.582,28 €) a lire 10 milioni (5.164,56 €).
  5. Alla terza irrogazione di sanzioni previste dal presente articolo, il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato dispone la cessazione delle attività delle imprese interessate.

Decreti attuativi della legge di riferimento

D.M. 6 settembre 1994

D.M. 6 settembre 1994

“Normative e metodologie tecniche di applicazione dell’art. 6, comma 3, e dell’art. 12, comma 2, della legge 27 marzo 1992, n. 257, relativa alla cessazione dell’impiego dell’amianto”.

Pubblicato nella G.U. 20 settembre 1994, n. 220.

[omissis]

Allegato – Normative e metodologie tecniche per la valutazione del rischio, il controllo, la manutenzione e la bonifica di materiali contenenti amianto presenti nelle strutture edilizie.

Premessa

La presente normativa si applica a strutture edilizie ad uso civile, commerciale o industriale aperte al pubblico o comunque di utilizzazione collettiva in cui sono in opera manufatti e/o materiali contenenti amianto dai quali può derivare una esposizione a fibre aerodisperse.

[omissis]

1. LOCALIZZAZIONE E CARATTERIZZAZIONE DELLE STRUTTURE EDILIZIE

1a) Classificazione dei materiali contenenti amianto

Ai fini pratici, i materiali contenenti amianto presenti negli edifici possono essere divisi in tre grandi categorie:

  1. materiali che rivestono superfici applicati a spruzzo o a cazzuola;
  2. rivestimenti isolanti di tubi e caldaie;
  3. una miscellanea di altri materiali comprendente, in particolare, pannelli ad alta densità (cemento-amianto), pannelli a bassa densità (cartoni) e prodotti tessili. I materiali in cemento-amianto, soprattutto sotto forma di lastre di copertura, sono quelli maggiormente diffusi.

La potenziale pericolosità dei materiali di amianto dipende dall’eventualità che siano rilasciate fibre aerodisperse nell’ambiente che possono venire inalate dagli occupanti. Il criterio più importante da valutare in tal senso è rappresentato dalla friabilità dei materiali: si definiscono friabili i materiali che possono essere sbriciolati o ridotti in polvere mediante la semplice pressione delle dita. I materiali friabili possono liberare fibre spontaneamente per la scarsa coesione interna (soprattutto se sottoposti a fattori di deterioramento quali vibrazioni, correnti d’aria, infiltrazioni di acqua) e possono essere facilmente danneggiati nel corso di interventi di manutenzione o da parte degli occupanti dell’edificio, se sono collocati in aree accessibili.

In base alla friabilità, i materiali contenenti amianto possono essere classificati come:

  • Friabili: materiali che possono essere facilmente sbriciolati o ridotti in polvere con la semplice pressione manuale;
  • Compatti: materiali duri che possono essere sbriciolati o ridotti in polvere solo con l’impiego di attrezzi meccanici (dischi abrasivi, frese, trapani, ecc.).

Nella tabella 1 sono schematicamente indicati i principali materiali che possono essere presenti negli edifici, con le loro caratteristiche di contenuto in amianto e di friabilità.

I ricoprimenti a spruzzo (floccati) sono generalmente materiali friabili mentre i rivestimenti di tubazioni e i materiali in cemento amianto sono materiali in origine poco o niente friabili, lo possono tuttavia diventare a seguito del degrado subito a causa di fattori ambientali.

[omissis]

TABELLA 1 – Principali tipi di materiali contenenti amianto e loro approssimativo potenziale di rilascio delle fibre

Tipo di materiale Note Friabilità
Ricoprimenti a spruzzo e rivestimenti isolanti Fino all’85% circa di amianto Spesso anfiboli (amosite, crocidolite) prevalentemente amosite spruzzata su strutture portanti di acciaio o su altre superfici come isolante termo-acustico Elevata
Rivestimenti isolanti di tubazioni o caldaie Per rivestimenti di tubazioni tutti i tipi di amianto, talvolta in miscela al 6-10% con silicati di calcio. In tele, feltri, imbottiture in genere al 100% Elevato potenziale di rilascio di fibre se i rivestimenti non sono ricoperti con strato sigillante uniforme e intatto
Funi, corde, tessuti In passato sono stati usati tutti i tipi di amianto. In seguito solo crisotilo al 100% Possibilità di rilascio di fibre quando grandi quantità di materiali vengono immagazzinati
Cartoni, carte e prodotti affini Generalmente solo crisotilo al 100% Sciolti e maneggiati, carte e cartoni, non avendo una struttura molto compatta, sono soggetti a facili abrasioni ed a usura
Prodotti in amianto-cemento Attualmente il 10-15% di amianto in genere crisotilo. Crocidolite e amosite si ritrovano in alcuni tipi di tubi e di lastre Possono rilasciare fibre se abrasi, segati, perforati o spazzolati, oppure se deteriorati
Prodotti bituminosi, mattonelle di vinile con intercapedini di carta di amianto, mattonelle e pavimenti vinilici, PVC e plastiche rinforzate ricoprimenti e vernici, mastici, sigillanti, stucchi adesivi contenenti amianto Dallo 0,5 al 2% per mastici, sigillanti, adesivi, al 10-25% per pavimenti e mattonelle vinilici Improbabile rilascio di fibre durante l’uso normale. Possibilità di rilascio di fibre se tagliati, abrasi o perforati

2. VALUTAZIONE DEL RISCHIO

La presenza di materiali contenenti amianto in un edificio non comporta di per sé un pericolo per la salute degli occupanti. Se il materiale è in buone condizioni e non viene manomesso, è estremamente improbabile che esista un pericolo apprezzabile di rilascio di fibre di amianto. Se invece il materiale viene danneggiato per interventi di manutenzione o per vandalismo, si verifica un rilascio di fibre che costituisce un rischio potenziale. Analogamente se il materiale è in cattive condizioni, o se è altamente friabile, le vibrazioni dell’edificio, i movimenti di persone o macchine, le correnti d’aria possono causare il distacco di fibre legate debolmente al resto del materiale.

[omissis]

2a) Materiali integri non suscettibili di danneggiamento

Sono situazioni nelle quali non esiste pericolo di rilascio di fibre di amianto in atto o potenziale o di esposizione degli occupanti, come ad esempio:

  • materiali non accessibili per la presenza di un efficace confinamento;
  • materiali in buone condizioni, non confinati ma comunque difficilmente accessibili agli occupanti;
  • materiali in buone condizioni, accessibili ma difficilmente danneggiabili per le caratteristiche proprie del materiale (duro e compatto);
  • non esposizione degli occupanti in quanto l’amianto si trova in aree non occupate dell’edificio.

In questi casi non è necessario un intervento di bonifica.

Occorre, invece, un controllo periodico delle condizioni dei materiali e il rispetto di idonee procedure per le operazioni di manutenzione e pulizia dello stabile, al fine di assicurare che le attività quotidiane dell’edificio siano condotte in modo da minimizzare il rilascio di fibre di amianto, secondo le indicazioni riportate nel capitolo 4.

2b) Materiali integri suscettibili di danneggiamento

Sono situazioni nelle quali esiste pericolo di rilascio potenziale di fibre di amianto, come ad esempio:

  • materiali in buone condizioni facilmente danneggiabili dagli occupanti;
  • materiali in buone condizioni facilmente danneggiabili in occasione di interventi manutentivi;
  • materiali in buone condizioni esposti a fattori di deterioramento (vibrazioni, correnti d’aria, ecc.).

In situazioni di questo tipo, in primo luogo, devono essere adottati provvedimenti idonei a scongiurare il pericolo di danneggiamento e quindi attuare un programma di controllo e manutenzione secondo le indicazioni riportate nel capitolo 4. Se non è possibile ridurre significativamente i rischi di danneggiamento dovrà essere preso in considerazione un intervento di bonifica da attuare a medio termine.

2c) Materiali danneggiati

Sono situazioni nelle quali esiste pericolo di rilascio di fibre di amianto con possibile esposizione degli occupanti, come ad esempio:

  • materiali a vista o comunque non confinati, in aree occupate dell’edificio, che si presentino:
  • danneggiati per azione degli occupanti o per interventi manutentivi;
  • deteriorati per effetto di fattori esterni (vibrazioni, infiltrazioni d’acqua, correnti d’aria, ecc.), deteriorati per degrado spontaneo;
  • materiali danneggiati o deteriorati o materiali friabili in prossimità dei sistemi di ventilazione.

Sono queste le situazioni in cui si determina la necessità di un’azione specifica da attuare in tempi brevi, per eliminare il rilascio in atto di fibre di amianto nell’ambiente.

I provvedimenti possibili possono essere:

  • restauro dei materiali: l’amianto viene lasciato in sede senza effettuare alcun intervento di bonifica vera e propria, ma limitandosi a riparare le zone danneggiate e/o ad eliminare le cause potenziali del danneggiamento (modifica del sistema di ventilazione in presenza di correnti d’aria che erodono il rivestimento, riparazione delle perdite di acqua, eliminazione delle fonti di vibrazioni, interventi atti ad evitare il danneggiamento da parte degli occupanti). È applicabile per materiali in buone condizioni che presentino zone di danneggiamento di scarsa estensione (inferiori al 10% della superficie di amianto presente nell’area interessata). È il provvedimento di elezione per rivestimenti di tubi e caldaie o per materiali poco friabili di tipo cementizio, che presentino danni circoscritti. Nel caso di materiali friabili è applicabile se la superficie integra presenta sufficiente coesione da non determinare un rilascio spontaneo di fibre;
  • intervento di bonifica mediante rimozione, incapsulamento o confinamento dell’amianto. La bonifica può riguardare l’intera installazione o essere circoscritta alle aree dell’edificio o alle zone dell’installazione in cui si determina un rilascio di fibre.

Quando si presentano situazioni di incerta classificazione è necessaria anche una indagine ambientale che misuri la concentrazione di fibre aerodisperse. Le tecniche impiegate sono la MOCF e la SEM (per la metodologia vedi Allegato 2). Va ricordato che nel caso della MOCF tutto il materiale fibroso viene considerato mentre, nel caso della SEM, è possibile individuare soltanto le fibre di amianto. Per questo motivo si ritiene che valori superiori a 20 ff/l valutati in MOCF o superiori a 2 ff/l in SEM ottenuti come valori medi su almeno tre campionamenti, possono essere indicativi di una situazione di inquinamento in atto.

[omissis]

3. METODI DI BONIFICA

I metodi di bonifica che possono essere attuati, sia nel caso di interventi circoscritti ad aree limitate dell’edificio, sia nel caso di interventi generali, sono:

3a) Rimozione dei materiali di amianto

È il procedimento più diffuso perché elimina ogni potenziale fonte di esposizione ed ogni necessità di attuare specifiche cautele per le attività che si svolgono nell’edificio. [omissis].

3b) Incapsulamento

Consiste nel trattamento dell’amianto con prodotti penetranti o ricoprenti che (a seconda del tipo di prodotto usato) tendono ad inglobare le fibre di amianto, a ripristinare l’aderenza al supporto, a costituire una pellicola di protezione sulla superficie esposta. [omissis]. Il principale inconveniente è rappresentato dalla permanenza nell’edificio del materiale di amianto e dalla conseguente necessità di mantenere un programma di controllo e manutenzione. Occorre inoltre verificare periodicamente l’efficacia dell’incapsulamento, che col tempo può alterarsi o essere danneggiato, ed eventualmente ripetere il trattamento. [omissis].

3c) Confinamento

Consiste nell’installazione di una barriera a tenuta che separi l’amianto dalle aree occupate dell’edificio. Se non viene associato ad un trattamento incapsulante, il rilascio di fibre continua all’interno del confinamento. [omissis]. Occorre sempre un programma di controllo e manutenzione, in quanto l’amianto rimane nell’edificio; inoltre la barriera installata per il confinamento deve essere mantenuta in buone condizioni.

3d) Indicazioni per la scelta del metodo di bonifica

A scopo orientativo possono essere formulate le seguenti indicazioni:

  1. un intervento di rimozione spesso non costituisce la migliore soluzione per ridurre l’esposizione ad amianto. Se viene condotto impropriamente può elevare la concentrazione di fibre aerodisperse, aumentando, invece di ridurre, il rischio di malattie da amianto;
  2. materiali accessibili, soprattutto se facilmente danneggiabili, devono essere protetti da un idoneo confinamento;
  • prima di scegliere un intervento di incapsulaggio deve essere attentamente valutata l’idoneità del materiale di amianto a sopportare il peso dell’incapsulante. [omissis]
  1. [omissis];
  2. interventi di ristrutturazione o demolizione di strutture rivestite di amianto devono sempre essere preceduti dalla rimozione dell’amianto stesso.

4. PROGRAMMA DI CONTROLLO DEI MATERIALI DI AMIANTO IN SEDE – PROCEDURE PER LE ATTIVITÀ DI CUSTODIA E DI MANUTENZIONE

Dal momento in cui viene rilevata la presenza di materiali contenenti amianto in un edificio, è necessario che sia messo in atto un programma di controllo e manutenzione al fine di ridurre al minimo l’esposizione degli occupanti. Tale programma implica mantenere in buone condizioni i materiali contenenti amianto, prevenire il rilascio e la dispersione secondaria di fibre, intervenire correttamente quando si verifichi un rilascio, verificare periodicamente le condizioni dei materiali contenenti amianto.

4a) Programma di controllo

Il proprietario dell’immobile e/o il responsabile dell’attività che vi si svolge dovrà:

  • designare una figura responsabile con compiti di controllo e coordinamento di tutte le attività manutentive che possono interessare i materiali di amianto;
  • tenere un’idonea documentazione da cui risulti l’ubicazione dei materiali contenenti amianto. Sulle installazioni soggette a frequenti interventi manutentivi (ad es. caldaia e tubazioni) dovranno essere poste avvertenze (nda: taghe, cartelloni) allo scopo di evitare che l’amianto venga inavvertitamente disturbato;
  • garantire il rispetto di efficaci misure di sicurezza durante le attività di pulizia, gli interventi manutentivi e in occasione di qualsiasi evento che possa causare un disturbo dei materiali di amianto. A tal fine dovrà essere predisposta una specifica procedura di autorizzazione per le attività di manutenzione e di tutti gli interventi effettuati dovrà essere tenuta una documentazione verificabile;
  • fornire una corretta informazione agli occupanti dell’edificio sulla presenza di amianto nello stabile, sui rischi potenziali e sui comportamenti da adottare;
  • nel caso siano in opera materiali friabili provvedere a far ispezionare l’edificio almeno una volta all’anno, da personale in grado di valutare le condizioni dei materiali, redigendo un dettagliato rapporto corredato di documentazione fotografica. Copia del rapporto dovrà essere trasmessa alla USL competente la quale può prescrivere di effettuare un monitoraggio ambientale periodico delle fibre aerodisperse all’interno dell’edificio.
4b) Attività di manutenzione e custodia

Le operazioni di manutenzione vera e propria possono essere raggruppate in tre categorie:

  1. interventi che non comportano contatto diretto con l’amianto;
  2. interventi che possono interessare accidentalmente i materiali contenenti amianto;
  3. interventi che intenzionalmente disturbano zone limitate di materiali contenenti amianto.

Operazioni che comportino un esteso interessamento dell’amianto non possono essere consentite, se non nell’ambito di progetti di bonifica.

[omissis]

7. COPERTURE IN CEMENTO-AMIANTO

7a) Bonifica delle coperture in cemento-amianto

 Le lastre piane o ondulate di cemento-amianto, impiegate per copertura in edilizia, sono costituite da materiale non friabile che, quando è nuovo o in buono stato di conservazione, non tende a liberare fibre spontaneamente. Il cemento-amianto, quando si trova all’interno degli edifici, anche dopo lungo tempo, non va incontro ad alterazioni significative tali da determinare un rilascio di fibre, se non viene manomesso. Invece, lo stesso materiale esposto ad agenti atmosferici subisce un progressivo degrado per azione delle piogge acide, degli sbalzi termici, dell’erosione eolica e di microrganismi vegetali. Di conseguenza, dopo anni dall’installazione si possono determinare alterazioni corrosive superficiali con affioramento delle fibre e fenomeni di liberazione.

I principali indicatori utili per valutare lo stato di degrado delle coperture in cemento-amianto, in relazione al potenziale rilascio di fibre, sono:

  • la friabilità del materiale;
  • lo stato della superficie ed in particolare l’evidenza di affioramenti di fibre;
  • la presenza di sfaldamenti, crepe o rotture;
  • la presenza di materiale friabile o polverulento in corrispondenza di scoli d’acqua, grondaie, ecc.;
  • la presenza di materiale polverulento conglobato in piccole stalattiti in corrispondenza dei punti di gocciolamento.

La bonifica delle coperture in cemento-amianto viene necessariamente effettuata in ambiente aperto, non confinabile, e, pertanto, deve essere condotta limitando il più possibile la dispersione di fibre.

[omissis]

D.M. 14 maggio 1996

D.M. 14 maggio 1996

(S. Ord. n° 178 alla G.U.R.I. n° 251 – Serie Generale Parte Prima del 25.10.96)

“Normative e metodologie tecniche per gli interventi di bonifica, ivi compresi quelli per rendere innocuo l’amianto, previsti dall’art. 5, comma 1, lettera f), della legge 27 marzo 1992, n. 257, recante: “Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto”.

[omissis]

ALLEGATO 3 Criteri per la manutenzione e l’uso di tubazioni e cassoni in cemento-amianto destinati al trasporto e/o al deposito di acqua potabile e non.

In merito a tale problematica sono state eseguite una serie di valutazioni sia tecniche che normative, in base alle quali sono stati individuati i seguenti indirizzi comportamentali.

Innanzitutto è stata valutata la possibilità di utilizzare tubazioni e cassoni in cemento-amianto per il trasporto e/o il deposito di acqua potabile.

In merito a tale aspetto, basandosi sulle indicazioni fornite dall’Istituto Superiore di Sanità è stato rilevato che:

  1. studi a livello internazionale su popolazioni esposte, attraverso l’acqua potabile, a concentrazioni di fibre di amianto variabili da 1×106 a 200×106 fibre/litro, provenienti sia da sorgenti naturali contaminate che dalla cessione da parte di condotte o cassoni in cemento-amianto, non hanno fornito finora chiare evidenze di una associazione fra eccesso di tumori gastrointestinali e consumo di acqua potabile contenente fibre di amianto. L’interpretazione dei dati ottenuti dal complesso di tali ricerche è a tutt’oggi un problema dibattuto sul quale non vi è unanimità di vedute.
  2. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) ha pubblicato, nell’anno 1994, il documento “Direttive di qualità per l’acqua potabile” – Volume 1 Raccomandazioni – nel quale si è così espressa nei confronti del rischio per la salute correlato all’ingestione di fibre di amianto attraverso l’acqua potabile”…. Non esiste dunque alcuna prova seria che l’ingestione di amianto sia pericolosa per la salute, non è stato ritenuto utile, pertanto, stabilire un valore guida fondato su delle considerazioni di natura sanitaria, per la presenza di questa sostanza nell’acqua potabile”.
  3. L’utilizzazione di acque contaminate potrebbe essere anche causa dell’aumento della concentrazione di fibre di amianto aerodisperse. È stato riportato infatti (dati di provenienza USA) che l’uso di acque con elevata contaminazione di amianto (20×106 fibre/litro) può incrementare anche di 5 volte rispetto al livello di fondo, i livelli di fibre aerodisperse all’interno delle abitazioni servite da tali acque.
  4. In ambito nazionale non sono state svolte indagini sistematiche ad ampio raggio sulla contaminazione da amianto delle acque potabili; tuttavia, i risultati ottenuti nel corso degli ultimi anni dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con 7 Regioni, pur evidenziando che il fenomeno della contaminazione da amianto delle acque potabili esiste anche in Italia, mostrano che esso ha dimensioni assai inferiori di quelle osservate in vaste aree degli USA e del Canada.
  5. Il rilascio di fibre da tubazioni o cassoni in cemento-amianto dipende dalla solubilizzazione della matrice cementizia, dovuta soprattutto alla sottrazione di ioni calcio; in tale situazione le fibre possono essere liberate e cedute all’acqua. [omissis].
  6. Nell’attuale normativa nazionale e comunitaria non sono previste prescrizioni relative alla sostituzione dei cassoni in cemento- amianto per l’acqua potabile.

[omissis]

Testo unico sicurezza e amianto

D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81

D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81

“Tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro – Attuazione articolo 1, legge 123/2007 – Abrogazione D.Lgs 626/1994”

(Supplemento ordinario n.108 alla Gu 30 aprile 2008 n. 101)

  [omissis]

Titolo IV Cantieri temporanei o mobili
Capo I Misure per la salute e sicurezza nei cantieri temporanei o mobili

  [omissis]

Articolo 90 Obblighi del committente o del responsabile dei lavori

[omissis]

  1. Il committente o il responsabile dei lavori, anche nel caso di affidamento dei lavori ad un’unica impresa o ad un lavoratore autonomo:
    1. verifica l’idoneità tecnico-professionale delle imprese affidatarie, delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi in relazione alle funzioni o ai lavori da affidare, con le modalità di cui all’allegato XVII. Nei cantieri la cui entità presunta è inferiore a 200 uomini-giorno e i cui lavori non comportano rischi particolari di cui all’allegato XI, il requisito di cui al periodo che precede si considera soddisfatto mediante presentazione da parte delle imprese e dei lavoratori autonomi del certificato di iscrizione alla Camera di commercio, industria e artigianato e del documento unico di regolarità contributiva, corredato da autocertificazione in ordine al possesso degli altri requisiti previsti dall’allegato XVII;

[omissis]

Capo III Sanzioni
Articolo 157 Sanzioni per i committenti e i responsabili dei lavori
  1. Il committente o il responsabile dei lavori sono puniti:
  2. [omissis];
  3. con l’arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 1.000 a 4.800 euro per la violazione degli articoli 90, comma 9, lettera a), 93, comma 2, e 100, comma 6-bis;

[omissis]

Capo III Protezione dai rischi connessi all’esposizione all’amianto
Sezione I Disposizioni generali
Articolo 246 Campo di applicazione
  1. Fermo restando quanto previsto dalla legge 27 marzo 1992, n. 257, le norme del presente decreto si applicano a tutte le rimanenti attività lavorative che possono comportare, per i lavoratori, un’esposizione ad amianto, quali manutenzione, rimozione dell’amianto o dei materiali contenenti amianto, smaltimento e trattamento dei relativi rifiuti, nonché bonifica delle aree interessate.

[omissis]

Articolo 247 Definizioni
  1. Ai fini del presente capo il termine amianto designa i seguenti silicati fibrosi:
  1. l’actinolite d’amianto, n. CAS 77536-66-4;
  2. la grunerite d’amianto (amosite), n. CAS 12172-73-5;
  3. l’antofillite d’amianto, n. CAS 77536-67-5;
  4. il crisotilo, n. CAS 12001-29-5;
  5. la crocidolite, n. CAS 12001-28-4;
  6. la tremolite d’amianto, n. CAS 77536-68-6.
Sezione II Obblighi del datore di lavoro
Articolo 248 Individuazione della presenza di amianto
  1. Prima di intraprendere lavori di demolizione o di manutenzione, il datore di lavoro adotta, anche chiedendo informazioni ai proprietari dei locali, ogni misura necessaria volta ad individuare la presenza di materiali a potenziale contenuto d’amianto.
  2. Se vi è il minimo dubbio sulla presenza di amianto in un materiale o in una costruzione, si applicano le disposizioni previste dal presente capo.
Articolo 249 Valutazione del rischio
  1. [omissis], il datore di lavoro valuta i rischi dovuti alla polvere proveniente dall’amianto e dai materiali contenenti amianto, al fine di stabilire la natura e il grado dell’esposizione e le misure preventive e protettive da attuare.
  2. [omissis]
  3. Il datore di lavoro effettua nuovamente la valutazione ogni qualvolta si verifichino modifiche che possono comportare un mutamento significativo dell’esposizione dei lavoratori alla polvere proveniente dall’amianto o dai materiali contenenti amianto.

[omissis]

Articolo 250 Notifica
  1. Prima dell’inizio dei lavori di cui all’articolo 246, il datore di lavoro presenta una notifica all’organo di vigilanza competente per territorio.

[omissis]

Articolo 251 Misure di prevenzione e protezione
  1. In tutte le attività di cui all’articolo 246, la concentrazione nell’aria della polvere proveniente dall’amianto o dai materiali contenenti amianto nel luogo di lavoro deve essere ridotta al minimo e, in ogni caso, al di sotto del valore limite fissato nell’articolo 254, in particolare mediante le seguenti misure:
    1. [omissis];
    2. i lavoratori esposti devono sempre utilizzare dispositivi di protezione individuale (Dpi) delle vie respiratorie con fattore di protezione operativo adeguato alla concentrazione di amianto nell’aria. [omissis];

[omissis];

  1. l’amianto o i materiali che rilasciano polvere di amianto o che contengono amianto devono essere stoccati e trasportati in appositi imballaggi chiusi;
  2. i rifiuti devono essere raccolti e rimossi dal luogo di lavoro il più presto possibile in appropriati imballaggi chiusi su cui sarà apposta un’etichettatura indicante che contengono amianto.

[omissis]

Articolo 252 Misure igieniche
  1. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 249, comma 2, per tutte le attività di cui all’articolo 246, il datore di lavoro adotta le misure appropriate affinché:
  2. i luoghi in cui si svolgono tali attività siano:
  • chiaramente delimitati e contrassegnati da appositi cartelli;
  • accessibili esclusivamente ai lavoratori che vi debbano accedere a motivo del loro lavoro o della loro funzione;
  • oggetto del divieto di fumare;

[omissis]

Articolo 256 Lavori di demolizione o rimozione dell’amianto
  1. I lavori di demolizione o di rimozione dell’amianto possono essere effettuati solo da imprese rispondenti ai requisiti di cui all’articolo 212 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (n.d.a.: iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali).
  2. Il datore di lavoro, prima dell’inizio di lavori di demolizione o di rimozione dell’amianto o di materiali contenenti amianto da edifici, strutture, apparecchi e impianti, nonché dai mezzi di trasporto, predispone un piano di lavoro.

[omissis]

  1. Copia del piano di lavoro è inviata all’organo di vigilanza, almeno 30 giorni prima dell’inizio dei lavori. Se entro il periodo di cui al precedente capoverso l’organo di vigilanza non formula motivata richiesta di integrazione o modifica del piano di lavoro e non rilascia prescrizione operativa, il datore di lavoro può eseguire i lavori. L’obbligo del preavviso di trenta giorni prima dell’inizio dei lavori non si applica nei casi di urgenza. [omissis].

[omissis]

Articolo 257 Informazione dei lavoratori
  1. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 36, il datore di lavoro fornisce ai lavoratori, prima che essi siano adibiti ad attività comportanti esposizione ad amianto, nonché ai loro rappresentanti, informazioni su:
  2. a) i rischi per la salute dovuti all’esposizione alla polvere proveniente dall’amianto o dai materiali contenenti amianto;
  3. b) le specifiche norme igieniche da osservare, ivi compresa la necessità di non fumare;
  4. c) le modalità di pulitura e di uso degli indumenti protettivi e dei dispositivi di protezione individuale;
  5. d) le misure di precauzione particolari da prendere nel ridurre al minimo l’esposizione;
  6. e) l’esistenza del valore limite di cui all’articolo 254 e la necessità del monitoraggio ambientale.
  7. Oltre a quanto previsto al comma l, qualora dai risultati delle misurazioni della concentrazione di amianto nell’aria emergano valori superiori al valore limite fissato dall’articolo 254, il datore di lavoro informa il più presto possibile i lavoratori interessati e i loro rappresentanti del superamento e delle cause dello stesso e li consulta sulle misure da adottare o, nel caso in cui ragioni di urgenza non rendano possibile la consultazione preventiva, il datore di lavoro informa tempestivamente i lavoratori interessati e i loro rappresentanti delle misure adottate.
Articolo 258 Formazione dei lavoratori

[omissis]

  1. Possono essere addetti alla rimozione, smaltimento dell’amianto e alla bonifica delle aree interessate i lavoratori che abbiano frequentato i corsi di formazione professionale di cui all’articolo 10, comma 2, lettera h), della legge 27 marzo 1992, n. 257.

[omissis]

Capo IV Sanzioni
Articolo 262 Sanzioni per il datore di lavoro e il dirigente
  1. Il datore di lavoro è punito:
  1. con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500 a 6.400 euro per la violazione degli articoli 223, commi 1, 2 e 3, 236, commi 1, 2, 3, 4 e 5, e 249 (valutazione rischi), commi 1 e 3;
  2. con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda da 2.000 a 4.000 euro per la violazione dell’articolo 223, comma 6.
    1. Il datore di lavoro e il dirigente sono puniti:
  3. con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500 a 6.400 euro per la violazione degli articoli [omissis] 248, (n.d.a.: individuazione presenza amianto) comma 1, 250 (n.d.a.: notifica prima inizio lavori) , commi 1 e 4, 251 (n.d.a.: misure prevenzione, trasporto senza imballaggio), 252 (n.d.a.: misure igieniche) , [omissis], 256, commi 1, 2, 3 e 4, 257, 258, 259, commi 1, 2 e 3, e 260, comma 1;
  4. [omissis];
  5. con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda da 800 a 2.000 euro per la violazione degli articoli 250, commi 2 e 3, (n.d.a.: contenuti notifica e accessibilità ai lavoratori) e 256, commi 5 e 7 (n.d.a.: invio Piano di Lavoro e accessibilità ai lavoratori);
  6. [omissis].
Articolo 263 Sanzioni per il preposto
  1. Con riferimento alle previsioni di cui al presente Titolo, il preposto è punito:
  2. con l’arresto sino a due mesi o con l’ammenda da 400 a 1.600 euro per la violazione degli articoli [omissis], 248, comma 1(individuazione presenza amianto), e 254 (valore limite);
  3. [omissis].

Testo unico ambiente e amianto

D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152

Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152

“Norme in materia ambientale”

(Supplemento ordinario n. 96 alla Gazzetta ufficiale 14 aprile 2006 n. 88)

[omissis]

PARTE QUARTA  Norme in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati

Titolo I Gestione dei rifiuti
Capo I  Disposizioni generali

[omissis]

Articolo 187 Divieto di miscelazione di rifiuti pericolosi
  1. È vietato miscelare categorie diverse di rifiuti pericolosi [omissis] ovvero rifiuti pericolosi con rifiuti non pericolosi.
  2. [omissis].
  3. Fatta salva l’applicazione delle sanzioni specifiche ed in particolare di quelle di cui all’articolo 256, comma 5, chiunque viola il divieto di cui al comma 1 è tenuto a procedere a proprie spese alla separazione dei rifiuti miscelati qualora sia tecnicamente ed economicamente possibile [omissis].

[omissis]

Articolo 188-bis Controllo della tracciabilità dei rifiuti

(articolo introdotto dall’art. 16, comma 1, lettera b), del d.lgs. n. 205 del 2010)

  1. In attuazione di quanto stabilito all’articolo 177, comma 4, la tracciabilità dei rifiuti deve essere garantita dalla loro produzione sino alla loro destinazione finale.
  2. A tale fine, la gestione dei rifiuti deve avvenire:
  1. nel rispetto degli obblighi istituiti attraverso il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) [omissis];

[omissis]

Articolo 190 Registri di carico e scarico
  1. I soggetti di cui all’articolo 189, comma 3 (n.d.a.: chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti) hanno l’obbligo di tenere un registro di carico e scarico su cui devono annotare le informazioni sulle caratteristiche qualitative e quantitative dei rifiuti, [omissis]

[omissis]

Articolo 192 Divieto di abbandono
  1. L’abbandono e il deposito incontrollati di rifiuti sul suolo e nel suolo sono vietati.
  2. È altresì vietata l’immissione di rifiuti di qualsiasi genere, allo stato solido o liquido, nelle acque superficiali e sotterranee.

[omissis]

Capo IV  Autorizzazioni e iscrizioni

[omissis]

Articolo 212 Albo Nazionale Gestori Ambientali

[omissis]

  1. L’iscrizione all’Albo (n.d.a.: Albo Nazionale Gestori Ambientali) è requisito per lo svolgimento delle attività di raccolta e trasporto di rifiuti non pericolosi prodotti da terzi, di raccolta e trasporto di rifiuti pericolosi, di bonifica dei siti, di bonifica dei beni contenenti amianto, [omissis].

[omissis]

Articolo 255 Abbandono di rifiuti
  1. Fatto salvo quanto disposto dall’articolo 256, comma 2, chiunque, in violazione delle disposizioni di cui agli articoli 192, commi 1 e 2, [omissis] abbandona o deposita rifiuti ovvero li immette nelle acque superficiali o sotterranee è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da trecento euro a tremila euro. Se l’abbandono riguarda rifiuti pericolosi, la sanzione amministrativa è aumentata fino al doppio.

(comma così modificato dall’art. 34 del d.lgs. n. 205 del 2010)

[omissis]

Articolo 256 Attività di gestione di rifiuti non autorizzata
  1. [omissis] chiunque effettua una attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione di cui agli articoli [omissis], 212 (n.d.a.: iscrizione all’Albo per raccolto e trasporto rifiuti), [omissis] è punito:
  1. con la pena dell’arresto da tre mesi a un anno o con l’ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro se si tratta di rifiuti non pericolosi;
  2. con la pena dell’arresto da sei mesi a due anni e con l’ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro se si tratta di rifiuti pericolosi.

(comma così modificato dall’art. 11, comma 3, d.lgs. n. 46 del 2014)

[omissis]

  1. Chiunque, in violazione del divieto di cui all’articolo 187, effettua attività non consentite di miscelazione di rifiuti, è punito con la pena di cui al comma 1, lettera b).

[omissis]

Articolo 258 Violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari

(articolo così modificato dall’art. 35 del d.lgs. n. 205 del 2010)

  1. I soggetti di cui all’articolo 190, comma 1, (n.d.a.: chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti) che non abbiano aderito al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all´articolo 188-bis, comma 2, lett. a), e che omettano di tenere ovvero tengano in modo incompleto il registro di carico e scarico di cui al medesimo articolo, sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da duemilaseicento euro a quindicimilacinquecento euro.

[omissis]

Articolo 260-bis Sistema informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti

(articolo introdotto dall’art. 36 del d.lgs. n. 205 del 2010)

[omissis]

  1. Chiunque omette di compilare il registro cronologico o la scheda SISTRI – AREA MOVIMENTAZIONE, secondo i tempi, le procedure e le modalità stabilite dal sistema informatico di controllo di cui al comma 1, ovvero fornisce al suddetto sistema informazioni incomplete, o inesatte, altera fraudolentemente uno qualunque dei dispositivi tecnologici accessori al predetto sistema informatico di controllo, o comunque ne impedisce in qualsiasi modo il corretto funzionamento, é punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da duemilaseicento euro a quindicimilacinquecento euro. [omissis]. Se le indicazioni riportate pur incomplete o inesatte non pregiudicano la tracciabilità dei rifiuti, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro duecentosessanta ad euro millecinquecentocinquanta.

[omissis]

  1. Il trasportatore che omette di accompagnare il trasporto dei rifiuti con la copia cartacea della scheda SISTRI – AREA MOVIMENTAZIONE e, ove necessario sulla base della normativa vigente, con la copia del certificato analitico che identifica le caratteristiche dei rifiuti è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.600 euro a 9.300 euro. Si applica la pena di cui all’art. 483 del codice penale in caso di trasporto di rifiuti pericolosi. Tale ultima pena si applica anche a colui che, durante il trasporto fa uso di un certificato di analisi di rifiuti contenente false indicazioni sulla natura, sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti trasportati.

[omissis]

Articolo 260-ter Sanzioni amministrative accessorie. Confisca

(articolo introdotto dall’art. 36 del d.lgs. n. 205 del 2010)

[omissis]

  1. In caso di trasporto non autorizzato di rifiuti pericolosi, è sempre disposta la confisca del veicolo e di qualunque altro mezzo utilizzato per il trasporto del rifiuto, ai sensi dell’articolo 240, secondo comma, del codice penale, salvo che gli stessi che appartengano, non fittiziamente a persona estranea al reato.